CRAC
RIPRESA DEI LAVORI AGRICOLI
di Guido Ferretti

Dopo i lunghi mesi di riposo invernale, in aprile riprendeva il lavoro dei campi. Una delle prime attività era la pulizia e sistemazione dei terreni lasciati a prato (spazà).

Era un lavoro che durava l'intero mese, svolto in collaborazione da tutti i familiari.

I prati bisognava ripulirli, togliendo le foglie cadute nel precedente autunno ed estirpare i rovi che ritentavano di germogliare.

Nelle stoppie destinate a prato si raccoglievano tutti i sassi affioranti e, con una cesta, si portavano nel vicino ruscello o sulla strada poderale, dove servivano a riempire buche o pozzanghere createsi durante l'inverno.

Le piante che tentavano di invadere il prato si dovevano tagliare e con esse, nel caso fosse necessario, riparare la siepe di recinzione; oppure spezzettarle e accatastarle sul posto ad essiccare, come legna da ardere.

Già nel mese di marzo, se il tempo lo permetteva, si potavano ed innestavano le piante da frutto. prati irrigui venivano concimati precocemente mediante la stesura di uno strato di stallatico che, con le piogge primaverili, si decomponeva fertilizzando il manto erboso. Ciò che rimaneva era asportato durante la pulizia del prato, prima che l'erba fosse troppo alta.  In questo stesso periodo, gran parte del letame era trasportato sul campi destinati alle semine. Il trasporto, secondo l'accessibilità del sito, era fatto con carri o slitte trainate da animali oppure per coloro che possedevano un mulo, mediante trasporto someggiato. Negli altri casi, era realizzato con un'apposita cesta (vallu) trasportata a spalle dagli stessi contadini.

Lo stallatico usato come fertilizzante, generalmente, veniva sepolto durante il dissodamento del terreno destinato alla coltivazione.

Il dissodamento dei campi, in territorio montano terrazzato, non sempre poteva essere fatto mediante aratura.

Molto spesso occorreva usare la vanga e la zappa. Tra le precoci semine primaverili vi era quella di una particolare qualità di grano che veniva fatta a marzo. Non conosco le peculiari proprietà di questo tipo di frumento. Per sentito dire, aveva una resa inferiore rispetto alle altre qualità. Ricordo soltanto che, localmente, era chiamato "gràn marzuö" cioè grano marzaiolo, proprio dal fatto che veniva seminato in marzo e poteva crescere e maturare in breve tempo.

La sua coltivazione era poco praticata.

La patata, indubbiamente, era il prodotto che aveva la maggior diffusione, la sua semina era perciò la più impegnativa.

I tuberi delle patate, prima di essere seminati, venivano tagliati a pezzi, ognuno di questi doveva contenere alla superficie una o più gemme (öggi ovvero occhi).

I metodi di semina degli "occhi" erano due. Qualora il terreno fosse stato concimato in precedenza durante il dissodamento, essi venivano interrati lungo linee distanziate di circa trenta centimetri, praticando con la zappa delle semplici buche nel terreno, dove venivano posti i pezzi di tubero (trà a fétta).

Nel secondo caso veniva aperto un solco nel quale si poneva il concime e a fianco di questo a contatto col terreno erano sistemati "gli occhi", opportunamente distanziati; aprendo il successivo solco si copriva il precedente. I solchi erano distanziati come nel precedente caso. Con analogo metodo veniva seminato il granturco, con la differenza che i solchi erano intervallati da maggiore distanza. Gli ortaggi che venivano seminati in primavera, utilizzati anche come foraggio, erano: i fagioli, le barbabietole, le rape, i ravanelli e i cavoli.

Una qualità di cavoli crespi e neri (sgarampun) era trapiantata lungo i bordi dei campi coltivati. La loro raccolta avveniva ad autunno inoltrato, dopo le prime brinate. La parte centrale del cavolo, più tenera, veniva cucinata, le rimanenti foglie servivano ad alimentare il bestiame.

Fra le semine primaverili non va dimenticata l'erba medica, ottimo foraggio dal piccolissimo seme che veniva seminato spargendolo in superficie, come si faceva per il grano ed in seguito lo si interrava leggermente tramite rastrellatura.

L'erba medica si seminava nei campi lasciati riposare a prato.