Cunte(favole) e filastrocche

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Una storia di uomini e lupi.
a cura di Maurizio Benazzi

Sono io la morte e porto corona,
io Son di tutti voi signora e padrona
e così sono crudele, così forte sono e dura
che non mi fermeranno le tue mura...

Sono io la morte e porto corona,
io son di tutti voi signora e padrona
e davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare
e dell 'oscura morte al passo andare.

Da "Ballo in fa diesis minore" di Angelo Branduardi

Ciao a tutti,non è la prima volta che scrivo sul Sito.

Se vorrete leggere, la mia vanità sarà appagata, stimolandomi ancora di più. In caso contrario, saprò farmene una ragione. Io leggo poco e male, ma spero che non sia così per tutti. Voglio però ringraziare dal profondo del cuore coloro che hanno "creato" questo Sito e coloro che avranno la pazienza di leggere i miei vaneggiamenti.

Questo dovrebbe essere un racconto di Natale, anche se leggendolo scoprirete che è ambientato a Pasqua...ma potevo resistere così tanto? L'ispirazione è l'ispirazione e viene quando vuole, come tutte le cose gradite perchè inaspettate.

Ancora mi scuserete se la sintassi e l'ortografia non saranno un gran chè, ma ve l'ho detto subito che non valgo molto nè come scrittore che come lettore.

A causa di una strana associazione di idee, ogniqualvolta ascolto il brano musicale le cui parole ho trascritto all'inizio della mia tirata, mi torna alla mente,quanto mi accingo a narrare. Questo è un racconto,che tante volte ho ascoltato da bambino.

Tutti noi credo ne abbiamo da raccontare di storie,…Storie che ascoltai da piccolo e che poi rielaborai nella mia mente,come è di mio diritto e delle generazioni che verranno,credo,in quanto custodi della tradizione orale tramandata dai nostri vecchi.

Io e tanti altri come me,che hanno solo goduto dei beni accumulati in termini di saggezza,da tantissime generazioni sconosciute e male ripagate.

Tanti, che come me,hanno trascurato forse di custodire al meglio il patrimonio lasciatoci in eredità, adducendo molte scuse etc,etc.

A volte ripenso a G.G.Marquez ed al suo capolavoro "Cento anni di solitudine",che lessi in gioventù,ma che dire di popolazioni delle nostre montagne,che in solitudine vissero per almeno cinquecento anni!

Ma eccovi i fatti,come mi sono stati narrati ,e come io li ho adattati ad un racconto,privo però delle espressioni, dei gesti delle mani,e dei toni della voce onomatopeici,dell'odore del focolare,privi di una atmosfera che non si può più ricreare,perchè ormai di quegli uomini( e donne) non ce ne sono più e quel mondo è scomparso per sempre.

Un mondo perduto quindi, una cultura perduta ,antichi mille e mille anni .Ciò che oggi ci avvicina maggiormente a quei tempi lontani è il fatto che la Natura si stia riprendendo poco a poco ciò che volle concederci per sopravvivere e che quindi solo a Lei appartiene : spariscono i segni dell'uomo, i terrazzamenti i sentieri ed i pascoli,che rappresentano la Natura solo momentaneamente addomesticata a favore dell'uomo.

La meteora Uomo, le sue illusioni, la sua vana,eterna lotta per la vita. Tornano i lupi ed i rapaci,i veri Signori di questi territori, dove le acque forse un giorno ritorneranno a scorrere liberamente come volle il Creatore, mentre i villaggi si spopolano progressivamente, e l'invadenza umana accaparratrice viene respinta. Anche il ricordo dell'uomo, forse un giorno scomparirà del tutto,da queste terre,con il ricordo delle sue opere delle sue fatiche secolari e delle privazioni terribili.

Dopo questa lunga dissertazione/ introduzione,forse anche esagerata, ma sincera che (spero) sia servita a creare un poco di atmosfera....
Via al racconto!

Adesso non aveva più fretta. Un sorriso amaro,o meglio, una impercettibile ruga orizzontale segnava il suo volto. Constatava di avere esagerato nel pretendere troppo dalle proprie forze.

Questa era la sua seconda certezza .La prima? Era rappresentata dal fatto,che, essendo nato, avrebbe un giorno dovuto morire!...Ma non voleva credere che potesse accadere proprio quella notte!...la più importante della sua vita!Altre certezze non ne aveva mai avute, poteva contare solo su se stesso, come tutti. Quella notte del mese di marzo del 1830 era chiara,benchè il disco della Luna piena, venisse continuamente attraversato dalle nubi sospinte da una brezza fredda e discontinua di Tramontana. La neve gelata alta al ginocchio brillava sotto i suoi raggi freddi e scricchiolava ad ogni passo, ed un odore temuto, di paura, arrivava a tratti alle sue nari provocandogli una vertigine.

I suoi sensi erano resi acuti da una vita vissuta più da animale che da uomo.....Lassù tra i faggi scheletriti del sito denominato Rebushtrìn, intuiva delle ombre furtive che si materializzavano a tratti, addensandosi e scomponendosi, richiamate dagli ululati del maschio dominante. Occhi di brace lampeggiavano ad intermittenza,impazienti :lo attendevano,lo scrutavano....ombre brune si compattavano per infondersi coraggio. Erano i suoi aguzzini finali...I Giudei che crocifissero il Cristo… Lupi!... Tanti, magri, affamati ,decisi a tutto. Il nostro sapeva che in quella stagione ,stremati dal lungo inverno essi avevano già dato fondo a tutte le loro riserve di grasso,li aveva visti una notte quando sua moglie( la sua prima moglie, ora buonanima),si ritrasse improvvisamente dalla finestrella della camera da letto ,essendosi affacciata per lanciare nell' aia sottostante il contenuto del vaso da notte. Insieme, abbracciati, videro nettamente stagliati contro il candore della neve, una dozzina di lupi che formavano un circolo ,camminando in tondo senza sosta finchè uno di essi ,il più vecchio od il più malato sarebbe crollato a terra stremato per venire sbranato dagli altri suoi fratelli,salvando così il branco dall'estinzione. Aveva visto la cagna dei suoi vicini ridotta a brandelli da una madre lupa che per giorni l'attese al varco,poichè la cagna le aveva a sua volta divorato la cucciolata. La povera cagna che in fondo aveva messo in pratica ciò che le era stato insegnato dagli uomini, per giorni e giorni si rifiutò guaendo di uscire fuori dalle mura domestiche.Il suo padrone aveva dovuto scacciarla in malo modo non capendo che cosa le succedeva!

Il nostro uomo sapeva di rischiare. Nella sua povera vita non aveva mai conosciuto la pietà,nè degli uomini nè dei lupi.

Eppure, malgrado la moglie lo trattenesse egli usci all' aperto quella notte,brandendo il suo forcone,e respingendo quei banditi sino al limitare delle case del paese di Muntadu (oggi, paese fantasma).Ma giunto che fu al limitare dell' abitato,si affrettò a ritornare indietro,poichè si accorse, che quei lupi, pur fuggendo, cominciavano a fermarsi brevemente,voltandosi verso di lui per mostrargli i denti,sempre più frequentemente e che presto si sarebbero organizzati,una volta lontani dal paese e lo avrebbero sopraffatto.

Ma in questa notte,aveva sperato a lungo di riuscire a valicare i monti incolume. Quella Luna pallida gli aveva sorriso,stregandolo, incoraggiandolo ad osare. Lo aveva attratto lontano dalla vista delle case e dei coltivi. La puttana! Ora col suo chiarore le mostrava lo scenario di quella triste realtà, tanto non poteva più sfuggire. Sapeva , il nostro , che quella notte avrebbe incontrato il suo destino. L’'attrazione verso casa sua, che ormai era lì vicino forse gli sarebbe stata fatale. Rassegnato come il Cristo saliva ora verso il suo Calvario, portando una croce rappresentata da un lungo bastone da cui pendeva un grande fazzoletto annodato con dentro poche misere cose,abiti logori,provviste ammuffite che lo avevano sostenuto nel suo lungo viaggio fatto tutto a piedi dalla Maremma toscana, dove aveva partecipato come zappatore, ad una campagna di bonifica di quelle terre lontane,dove la malaria,marchiava per sempre le vite degli ignari avventurosi, sino a qui, dove i monti della Nava e delle Colliere separano l'alta Valle dell'Aveto dalla Val Sermigliasca. Una corona di spine cingeva il suo corpo dolorante,i piedi martoriati,in quegli scarponi sfondati,intirizziti dal gelo.In tasca il suo guadagno per sostenere la famiglia.

Eppure U Mattie (nome di fantasia) di Cardenosa lo aveva implorato di desistere per quella notte,dal proseguire! Lo pregò in tutti i modi di fermarsi da lui a dormire nella calda stalla; ma quando capì che nulla avrebbe potuto fermarlo,gli mise tra le braccia il suo vecchio schioppo ed un corno di vacca contenente un poco di polvere nera.Il nostro non sapeva sparare perchè era stato riformato alla visita di leva, a causa del suo prominente gozzo di cui lui andava fiero e che portava sin da bambino,come elemento distintivo della sua razza, sotto il colletto della camicia,ed in età ormai adulta,incorniciato dalla sua barbaccia ispida.

E pensare che il mare con il suo sale curativo erano tanto vicino ai suoi monti che nelle limpide giornate di aprile o di ottobre si poteva pensare di toccarlo allungando un braccio! Sarebbe bastato qualche volta di più potere barattare il formaggio col sale! Ora osservava lo schioppo ad avancarica, quell'arma arcaica, poco affidabile,ma stringerla in mano,già gli incuteva coraggio! Ringraziando Mattie riprese il cammino perchè il suo buon senso era al momento oscurato dalla Luna adescatrice e dal desiderio di rivedere al più presto i suoi vecchi, semmai li avesse trovati ancora vivi , e la sua nuova giovane moglie,ed i suoi figlioli avuti colla precedente compagna,morta di parto.

La notte era già scesa,quando lasciò dietro di sè l'ultimo avamposto abitato. Adesso tra la sommità del monte e sè medesimo,alcuni dei lupi più grossi lo fronteggiavano a semicerchio,secondo una tattica ben collaudata e...naturale! Oltre il crinale c'era il suo paese,...Muntadu... sentiva già l'odore del fumo del focolare che essiccava i frutti del castagno e quello del letame che a mucchi invadeva le aie e che i refoli gelidi del vento da nord gli portavano Odori sublimi che da tanto sognava di sentire. Ma Nostra Signora la Morte gli si parava di fronte e lo scherniva agitando sopra di lui la lunga falce. Poteva sentire il sibilo della lama quando tagliava l'aria tersa e lo scrocchiare delle ossa delle braccia scheletrite!....E quelle orbite vuote..gli ricordavano visi a lui noti dei suoi cari,visi consunti... divorati dagli stenti della carestia,una costante nella sua vita che lo spingeva ad osare oltre, lui come i lupi! Ma forse era solo il rumore del vento che percuoteva i rami ancora spogli dei faggi in primavera….Anche la Morte gli era familiare! Affondò le dita tozze dalle unghie spesse nel tascapane che la vecchia madre aveva cucito per lui,e ne trasse un pezzo di pagnotta che aveva fino a qui conservato,ne lanciò grossi pezzi ai lupi sperando di trattenerli ancora un poco ...se solo avesse potuto valicare la cresta,...si sarebbe poi lanciato giù per il forte declivio scivolando come da bambino sulla neve ghiacciata,e forse i lupi non avrebbero osato inseguirlo-

Quando gettò loro l'ultimo boccone di pane che essi si contendevano azzannandosi tra di loro,capì che il suo piano disperato non sarebbe bastato a salvarlo. Si ricordò dello schioppo di Mattie, e lo posò col calcio a terra,per poterlo caricare. Azionò l'apertura a molla del corno della polvere da sparo, versandone il contenuto giù per la lunga canna,poi coi denti strappò un brano della manica della camicia e colla bacchetta lo spinse ben bene a comprimere la polvere. Il maschio capo-branco gli mostrava già la sua bocca spalancata,armata di infiniti aguzzi denti ed una gola smisurata. Pochi passi lo separavano da lui.

Intorno solo silenzio , freddo, buio, solitudine.

La morte sovrastava lo scenario ed attendeva, compiaciuta!

Ora le dita del nostro eroe, cercavano freneticamente la palla di piombo,che Mattie aveva fuso alla meglio...Ma non la trovava!...Frugò ancora ma ..Niente. Quella tasca da tempo era bucata e la palla si era perduta chissà dove. Sentendosi perduto,si passò la mano istintivamente lungo la gola perchè si sentiva soffocare dal terrore ..Le sue deiezioni cominciavano a fuoriuscire dal suo corpo,fino dentro gli scarponi.. Ma ora le sue mani incontrarono qualcosa che non sapeva più di avere..Tastò meglio...La catena del Rosario! L'unico ricordo che sua madre gli volle donare quando ella capì che sarebbe partito ancora una volta per il mondo in cerca di fortuna!

Fu un attimo,scagliò quella corona di grani di legno duro nella canna dello schioppo,mentre il cuore ricominciava a battere.. ormai i lupi lo avevano circondato, la bacchetta ancora una volta comprimette quell' oggetto benedetto ben addentro la canna. Ora sentiva il fiato delle bestie ed il loro lezzo di selvatico,…Stavano accovacciati sui quarti posteriori,il pelo sulla schiena irto le zampe anteriori tese; le labbra arricciate coi denti bene in vista,il capo branco avrebbe guidato col suo esempio l'attacco finale e decisivo alla sua gola.

Il nostro allora puntò il fucile alla bell'e meglio verso le fauci spalancate più vicine..il lupo fece ancora un passo, così il dito indice trovò il grilletto dell'arma, ed in un tempo che prese a scorrere al rallentatore,egli trasse quel dito verso di sè ....Ma quanto tempo ci impiegò a scattare la molla che tratteneva il "cane"! Il percussore colpì la pietra focaia, che produsse la scintilla la quale attraverso un piccolo foro nella culatta,penetrò nella camera di scoppio,incendiando la polvere nera. Infine un crepitio secco!! Come quello del tuono,che lo terrorizzava durante quelle estati che aveva trascorso sui monti ,quando da bambino-pastorello di pochi anni veniva "accordato" alle famiglie dei paesi confinanti perchè fosse da loro mantenuto in cambio del suo lavoro. Mesi durante i quali i suoi genitori si guardavano bene dall'andarlo a trovare per non doverlo poi staccare ancora una volta dalle gonne di mamà ; per non farlo ulteriormente soffrire. Quella era stata la sua scuola!Da maggio a Sant'Andrea! La sua vita passata cominciava già a scorrergli davanti agli occhi..... Finalmente esplose il colpo,si riempì di echi la vallata..le fiamme dell'Inferno squarciarono per un attimo la notte, e mentre il nostro colpito alle costole dal rinculo del calcio del fucile imbracciato maldestramente veniva scagliato a terra, il Santo Rosario trasformato nella più improbabile delle pallottole, viaggiava a velocità folle verso il lupo colpendolo con una terribile scoppola,facendogli eseguire una capriola all'indietro accompagnata da un guaito altissimo. Attese sdraiato sulla neve la sua fine, in un tempo che era sospeso...non avrebbe potuto caricare una seconda volta il fucile, gli altri lupi lo avrebbero sbranato...non avrebbe potuto mai vedere il bimbo che doveva già essere nato, in quanto aveva lasciato la moglie incinta alla sua partenza.

Accecato da quel lampo non vide Signora Morte che aveva assistito alla tragedia, lasciare il campo mestamente trascinando la sua falce,delusa!

Infine trovò il coraggio di alzare il viso escoriato dalla neve tagliente, ma davanti a lui solo ginepri,la neve gelata ed il silenzio!...Il cielo così vicino alla sommità del monte!...E le stelle pietose, tremule e pallide,vibravano di luce nuova: luce di speranza! La Signora Morte frustrata ancora una volta da quell'uomo cocciuto e coraggioso si voltò verso di lui ,maledicendolo,per tutte le volte ch'egli l'aveva scomodata invano .Le ombre dei banditi si erano dileguate per quelle macchie oscure di bosco,e se non fosse stato per il loro odore persistente nell'aria,egli avrebbe potuto credere ad un sogno. L'archibugio di Mattie fumava ancora dalla canna. Lontano il brontolio di tuono percorreva le valli. Si era salvato!

Una battuta formata dagli uomini validi del paese la mattina seguente prese la via dei monti per cercare vendicativi, le tracce del lupo ferito. Presto i cani fiutarono una scia di sangue rappreso, che li condusse ai piedi di un grosso faggio. Là sdraiato giaceva il grosso animale. La carcassa immobile nel rigore della morte,il muso annerito dalla polvere nera che la fucilata esplosa a bruciapelo,aveva fissato indelebilmente. Nella sua gola, saldamente conficcato, il Sacro Rosario che quella volta più che mai aveva protetto lui e la sua famiglia.

Poco oltre compiaciuta ed invisibile agli occhi degli uomini, avvolta nel suo nero sudario, la Signora Morte che anche quella notte, malgrado tutto, aveva avuto la sua vittima. Non quella che sperava, ma comunque una vita! Guardava con un sorriso di compatimento quei poveri diavoli indaffarati attorno alla carcassa del lupo.Ora bevevano da una fiaschetta, a turno, un poco di cordiale ed erano eccitati. Ben sapeva che tanto alla fine avrebbe vinto Lei su tutti;uomini e lupi.

Come da sempre,...come quella volta, molti eoni prima,quando sfidò i quattro Cavalieri dell'Apocalisse ( Fame, Guerra, Peste, Schiavitù ) ad una macabra gara: I Cavalieri si sparsero per i quattro angoli del mondo e mietettero vittime a non finire. La Morte più vecchia e saggia di loro non si mosse minimamente dal luogo dove li attese al loro ritorno per ascoltare i loro racconti di sterminio. Li lasciò parlare e vantarsi delle vittime che avevano prodotto su tutta la Terra, poi così rispose loro:..”Sciocchi siete stati a volermi sfidare!.In quanto tutte le vostre vittime ora appartengono a me, a me che sono la Morte e sono antica come il tempo!”…

....Quando sventrarono la fiera, gli uomini con grande stupore dall'interno dello stomaco trassero soltanto un grosso nodo di fune di canapa male masticato, che la diceva lunga sulla disperazione dei lupi in quei giorni di fame e lo portarono assieme al Rosario al nostro eroe estemporaneo. Forse adesso il Rosario ed il nodo si trovano quali ex voto chissà dove...ma che importa? Era il giorno di Pasqua del 1830...Qualcuno aveva vegliato su di lui. Colui che, dopo avere espiato per tutti noi, non volle permettere che quel giorno di Resurrezione fosse ricordato come un giorno di triste lutto.

Mattie della Cardenosa, riebbe indietro il suo schioppo.La famiglia riebbe il figlio ed il marito,la morte il suo compenso, il povero (a questo punto) lupo come al solito era stato sacrificato.Il nostro eroe in cambio della vita non si allontanò mai più dalla sua terra....e dai suoi cari!

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