CRONACHE DI CASONI, frammenti di storia del paese
a cura di Guido Ferretti

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Secondo rastrellamento – 1944

Nel dicembre del 1944 una colonna di truppe tedesche con reparti turchestani (mongoli) stava risalendo l’Alta Val Trebbia. In paese si attendeva il loro arrivo.

Invece la notte tra il 21 e il 22 dicembre, verso la ore ventidue, arrivò in paese una compagnia di alpini della Monterosa.

Era una serata con nebbia fittissima. Gli alpini, provenivano dalla Val d’Aveto.

Giunti nelle prime case in cima al paese, visitarono alcune abitazioni, chiedendo da mangiare, ma non scesero oltre.

Al mattino seguente prestissimo la nebbia era sempre fittissima: una pattuglia di partigiani che, in attesa del rastrellamento, si era rifugiata nei casolari di Montaldo, scese in paese per andare a controllare l’avanzare dei tedeschi.

Arrivati nelle prime case in fondo all’abitato videro che i “Barbiscin” erano già nella stalla ad accudire il bestiame.

La pattuglia andò da questi a chiedere notizie ed essi risposero che per il momento non avevano udito alcuna nuova.

I partigiani, per non essere intercettati dal nemico decisero di percorrere l’antica mulattiera del Fregarolo, raggiungere la costa sopra Fontanigorda e da là, quando faceva giorno, osservare quanto stava succedendo in vallata.

Quindi arrivarono in cima al paese e quando furono tra le case del “Colla” e del “Cappelìn”, senza accorgersene, si trovarono davanti al fucile mitragliatore di una sentinella degli alpini. Questa diede l’alto là, chi va là. I malcapitati risposero: Partigiani.

La sentinella aprì il fuoco, ma stranamente non colpì alcuno della pattuglia che aveva di fronte, a pochi metri di distanza. Con molte probabilità, in quel momento, non volle uccidere suoi coetanei, solo perché avevano fatto scelte diverse dalla sua.

Naturalmente tutto il paese entrò in allarme, le truppe alpine lanciarono i bengala che illuminarono a giorno la fredda mattinata.

I tre partigiani della pattuglia si precipitarono a tutta velocità lungo i viottoli del paese e andarono a rifugiarsi nei loro nascondigli, dove rimasero per due giorni senza mangiare.

La mattina del terzo giorno, due di essi vennero a casa mia per scaldarsi.

Sulla stufa, in un pagliolo, mio padre stava cocendo una grossa polenta. Quando fu cotta ce ne fu anche per loro. Gli alpini della Monterosa presero due giovani del paese che portarono con loro, ma poi furono rilasciati.

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